Dalla prima telefonata alla cucitura a mano: carta, mappe disegnate, indirizzi verificati uno per uno. Chiara Fabbri racconta il lavoro che c'è dietro ogni carnet di viaggio.
Nella stanza sul retro dell’agenzia, quella che dà sul cortile, c’è un tavolo lungo con un tappetino da taglio verde, una stecca d’osso, due punteruoli e una scatola di rocchetti di filo di lino cerato. È lì che ogni carnet SayPaper prende forma, nelle ultime settimane prima della partenza. Me ne occupo da quando sono arrivata in agenzia, e la domanda che mi fanno più spesso i viaggiatori quando lo ritirano è: «Ma lo fate davvero a mano?». Sì. Ecco come.
Tutto comincia da una telefonata (che non faccio io)
Il carnet nasce molto prima che io lo tocchi. Quando chiamate o passate in via Santo Stefano, la persona che progetta il vostro viaggio, Elena per l’Italia e il Mediterraneo, Marco per l’Asia e il Medio Oriente, Davide per il Nord Europa e i cammini, non chiede solo dove volete andare. Chiede come viaggiate: se leggete volentieri una mappa, se portate gli occhiali da lettura, se a pranzo vi basta un panino, se le salite vi mettono di cattivo umore. Sono domande che sembrano piccole e che finiscono, una per una, sulle pagine.
Quando il programma è confermato, ricevo una scheda con il viaggio definitivo e le note di chi l’ha costruito: «a lui piacciono i mercati», «niente pesce crudo», «lei vuole il tempo per disegnare». Da quel momento il viaggio diventa un oggetto da progettare.
Il menabò: una doppia pagina per ogni giorno
Prima di stampare qualsiasi cosa preparo un menabò, una bozza del carnet in bianco e nero, pagina per pagina. La struttura è quasi sempre questa:
- le prime pagine con i contatti dell’agenzia, i numeri utili, i documenti da portare e il promemoria per registrarsi su Dove siamo nel mondo, il servizio della Farnesina;
- una doppia pagina per ogni giorno: a sinistra orari, spostamenti e indirizzi, a destra la mappa e le note della travel designer;
- un piccolo glossario con le parole che servono davvero, dal conto al bagno;
- alcune pagine bianche per i vostri appunti e, all’interno della copertina posteriore, una tasca per biglietti e ricevute.
Il testo lo scriviamo a quattro mani con la travel designer, e io lo accorcio quasi sempre. Un carnet si legge in piedi, a una fermata dell’autobus, con il sole negli occhi. Il corpo del testo non scende mai sotto gli 11 punti, gli orari sono in grassetto e gli indirizzi stanno in un riquadro a parte, così si trovano con un’occhiata anche senza occhiali.
La carta
Per gli interni usiamo una carta naturale non patinata, color avorio, da 120 grammi. L’abbiamo scelta dopo parecchie prove: non riflette la luce quando si legge all’aperto, regge la stilografica senza che l’inchiostro passi dall’altra parte e accetta bene la matita, che in viaggio resta lo strumento più comodo. La copertina è un cartoncino da 300 grammi, abbastanza rigido da proteggere le pagine in fondo a uno zaino.
Il formato è di poco più piccolo di un A5: entra nella tasca interna di una giacca o in una borsa a tracolla. Nella tasca posteriore dei jeans no, e va bene così.
Gli interni li stampiamo in digitale in una piccola tipografia di Bologna con cui lavoriamo da anni. Tutto il resto, dalla piega alla cucitura, succede sul tavolo della stanza sul retro.
Le mappe disegnate a mano
Le mappe sono la parte che richiede più tempo, e quella a cui tengo di più. Parto quasi sempre dalla cartografia di OpenStreetMap: stampo il tratto che serve e lo ricalco a matita sul tavolo luminoso. Poi ripasso a china con due pennarelli a punta fine, uno per le strade e uno per i dettagli.
Disegnare a mano costringe a scegliere. In una mappa del carnet ci sono il vostro albergo, il percorso della giornata, la fermata giusta, il forno consigliato, la farmacia più vicina, un bagno pubblico se esiste. Il resto non c’è. Al posto dei chilometri indico i minuti a piedi, perché è così che si ragiona quando si cammina.
Il disegno finito viene scansionato a 600 dpi, ripulito al computer e colorato con una sola tinta, un rosso mattone per il percorso. Quando partiamo dai dati di OpenStreetMap, l’attribuzione è riportata a piè di pagina, come richiede la licenza. Le mappe non sostituiscono il telefono: per orientarvi al metro c’è il navigatore, per capire dove siete e che cosa c’è intorno c’è la carta.
Ogni indirizzo, verificato due volte
Ogni indirizzo che finisce nel carnet passa da un foglio di lavoro con nome, via e numero civico, telefono in formato internazionale, orari di apertura, giorno di chiusura e data dell’ultimo controllo. Per ristoranti e musei la verifica si fa a ridosso della stampa, con una telefonata o una email: la scheda su un motore di ricerca non basta, perché spesso non è aggiornata.
I cambiamenti capitano più spesso di quanto si immagini. Una trattoria che ha spostato il giorno di chiusura dal lunedì al martedì, un chiostro chiuso per restauro, una linea di autobus che ha cambiato numero. Per i paesi con un alfabeto diverso aggiungiamo l’indirizzo scritto nella lingua locale, da mostrare al tassista: in Giappone fa la differenza fra arrivare in albergo e girare in tondo per venti minuti.
Stampa, piega e cucitura
Le pagine arrivano stampate su fogli grandi, che vanno piegati in fascicoli, le segnature. Ogni piega si ripassa con la stecca d’osso. Con una dima di cartoncino segno i fori sul dorso, li apro con il punteruolo e cucio con il filo di lino cerato. Per un carnet sottile basta una cucitura semplice a tre o cinque fori; quando i fascicoli sono più d’uno li unisco con una cucitura a vista, che permette al carnet di aprirsi piatto sul tavolo di un bar.
Per un gruppo di quattordici persone servono un paio di pomeriggi. L’ultimo gesto è il nome del viaggiatore sulla copertina, scritto a mano. È il momento in cui il carnet smette di essere un programma e diventa il vostro.
Il carnet si ritira in agenzia, oppure lo spediamo con corriere tracciato dieci-quindici giorni prima della partenza. Contratto e voucher invece arrivano in PDF via email: il carnet accompagna il viaggio, non sostituisce i documenti.
Quando qualcosa cambia all’ultimo minuto
Una volta spedito, il carnet è fermo; il viaggio no. Un volo anticipa di un’ora, un ristorante chiude per una settimana senza preavviso. Per una singola modifica non ristampiamo mai tutto: preparo un foglio di aggiornamento sulla stessa carta, piegato a misura, da infilare nella tasca posteriore, e la stessa informazione vi arriva per email o su WhatsApp. Se il cambiamento è grande, per esempio una giornata intera da rifare, e arriva prima della spedizione, ristampo e ricucio il fascicolo interessato.
La copia del capogruppo
Nelle partenze di gruppo c’è un carnet in più, con la copertina di un altro colore. È quello dell’accompagnatore, ed è più spesso degli altri. Oltre al programma contiene la rooming list, i contatti di tutti i fornitori, dalla guida locale all’autista, gli orari dei trasferimenti con i margini di sicurezza, le allergie e intolleranze alimentari segnalate dai partecipanti e i numeri dell’agenzia.
Alla fine di ogni giornata c’è una pagina bianca per gli appunti dell’accompagnatore. Quando quella copia torna in agenzia è piena di note: un pranzo troppo lungo, una salita più faticosa del previsto, una pasticceria da aggiungere. È da lì che correggiamo il carnet della partenza successiva. Le pagine con i dati personali dei partecipanti, a viaggio concluso, vengono tolte e distrutte; il resto finisce nell’archivio, accanto ai menabò.
Se organizzate il viaggio da soli ma vi piacerebbe partire con un carnet in tasca, esiste il Carnet di viaggio personalizzato: ci mandate il vostro itinerario, noi verifichiamo gli indirizzi, disegniamo le mappe e lo rileghiamo qui, con la stessa carta e lo stesso filo.
Il viaggio di cui parliamo
Carnet di viaggio personalizzato
€ 90
