Niente folla, masserie aperte, fave e carciofi nei piatti e il clima giusto per camminare: perché per Valle d'Itria, Lecce e Otranto consigliamo aprile, e come organizzarsi.
Ogni autunno, quando mettiamo in fila le partenze della primavera, al banco di via Santo Stefano arriva la stessa richiesta: «La Puglia ci piacerebbe, ma non ad agosto». Ha senso: in agosto la Valle d’Itria è piena e a mezzogiorno, nel centro di Lecce, si cammina rasente i muri cercando l’ombra. La nostra risposta, da qualche anno, è quasi sempre la stessa: aprile.
Aprile è il mese in cui la Puglia si gira a piedi, si mangia quello che offre la campagna e si dorme in masseria a prezzi più ragionevoli che d’estate. Ecco perché lo consigliamo, e come lo organizziamo.
Perché proprio aprile
Di giorno le temperature stanno di solito fra i 16 e i 21 gradi, con qualche punta più calda verso fine mese. È il clima giusto per salire le scalinate di Ostuni o passare un pomeriggio intero fra le chiese di Lecce. Le giornate sono già lunghe: con l’ora legale, a fine mese il sole tramonta poco prima delle otto di sera.
La campagna è al suo momento migliore. Il grano è ancora verde, lungo i muretti a secco fioriscono le orchidee selvatiche e verso fine mese compaiono i papaveri. Le masserie hanno riaperto dopo l’inverno ma non sono ancora piene, e molte applicano tariffe sensibilmente più basse rispetto a luglio e agosto.
Il calendario del 2027, poi, aiuta: Pasqua cade il 28 marzo, il 25 aprile è una domenica e il primo maggio un sabato. Niente ponti lunghi, quindi, e le settimane centrali del mese restano tranquille anche nei paesi più conosciuti.
Il rovescio della medaglia: aprile non è il mese del mare. L’acqua è intorno ai 15-16 gradi, e per il bagno servono convinzione e un asciugamano grande. Molti stabilimenti aprono solo a maggio e le piscine delle masserie spesso non sono ancora in funzione. E il tempo può cambiare: due giorni di tramontana o una mattina di pioggia vanno messi in conto.
Valle d’Itria: tre giorni senza fretta
La base ideale è una masseria fra Locorotondo, Martina Franca e Cisternino. Le distanze sono brevi: da Locorotondo ad Alberobello ci sono circa 9 chilometri, a Martina Franca meno di 10, a Cisternino una decina. Si può vedere un paese al mattino e uno nel tardo pomeriggio, tornando a riposare in mezzo agli ulivi nelle ore centrali.
- Alberobello. Andateci presto, prima delle dieci, oppure dopo le cinque del pomeriggio, quando i pullman sono ripartiti. Il Rione Monti è il più fotografato e il più commerciale; il Rione Aia Piccola, dall’altra parte della strada, è abitato e silenzioso. Il Trullo Sovrano, l’unico su due piani, si visita in una mezz’ora.
- Locorotondo. Il centro è un anello di vicoli bianchi con le cummerse, le case dal tetto spiovente in pietra. Dal belvedere si vede tutta la valle punteggiata di trulli. È anche la patria di un bianco DOC leggero, da bere giovane.
- Martina Franca. Barocco, palazzi signorili e il capocollo, presidio Slow Food, da comprare in salumeria e non nei negozi di souvenir.
- Cisternino. Da vedere di sera, quando si accendono i fornelli: si sceglie la carne al banco della macelleria e la si fa cuocere alla brace sul momento. Le bombette, involtini di capocollo e formaggio, sono d’obbligo.
- Ostuni. Appena fuori dalla valle, a una quindicina di chilometri da Cisternino. La città bianca si guarda meglio dal basso, dalla campagna, al tramonto; poi si sale a piedi fino alla cattedrale.
Per una mattina di cammino, nei dintorni di Cisternino e Locorotondo passa la Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese: uno sterrato quasi pianeggiante, percorribile anche a piedi, fra muretti a secco e trulli.
Ulivi e masserie: cosa sapere
Fra Fasano, Ostuni, Monopoli e Carovigno si stende la cosiddetta Piana degli ulivi monumentali: alberi di diversi secoli, con tronchi contorti che in aprile spuntano da prati pieni di fiori. Alcune masserie della zona conservano un frantoio ipogeo, scavato nella roccia, dove si spremevano le olive al riparo dal freddo; spesso lo si può visitare chiedendo al momento della prenotazione.
Più a sud il paesaggio è cambiato. Dal 2013 il batterio Xylella fastidiosa ha fatto seccare milioni di ulivi nel Salento, e in molte zone si attraversano distese di tronchi grigi accanto ai nuovi impianti di varietà resistenti. Non è un motivo per non andare, ma è giusto saperlo prima. Nelle masserie del Salento ve ne parleranno volentieri: per chi ci vive è una ferita ancora aperta.
Un consiglio pratico: la masseria è una casa di campagna fortificata, con muri spessi e stanze fresche. Ideali a luglio, in aprile possono essere umide la sera. Chiedete se le camere sono riscaldate; noi lo verifichiamo una per una prima di inserirle in un programma.
Lecce, e poi Otranto
A Lecce bastano due notti. La pietra leccese, un calcare tenero e dorato, ha permesso agli scalpellini del Seicento di lavorare le facciate come merletti: la Basilica di Santa Croce è l’esempio più noto, ma Piazza del Duomo, chiusa come un cortile con un solo accesso, è quella che resta in mente. In Piazza Sant’Oronzo l’anfiteatro romano è riportato alla luce solo in parte; il resto è ancora sotto i palazzi. Il momento giusto per girare è il tardo pomeriggio, quando la pietra si scalda di colore.
Otranto è a circa 45 chilometri, meno di un’ora di auto. Il motivo per andarci è dentro la cattedrale: il pavimento a mosaico realizzato fra il 1163 e il 1165 dal monaco Pantaleone, un enorme albero della vita fra animali, mesi dell’anno, Alessandro Magno e perfino re Artù. In una cappella della navata destra sono conservati i resti dei martiri uccisi dopo l’assedio ottomano del 1480. Poi, pochi chilometri a sud, il faro della Palascìa segna il punto più orientale d’Italia: nelle giornate più limpide si intravedono le montagne dell’Albania.
Cosa mettere in valigia
- Abbigliamento a strati, un pile e una giacca antivento e impermeabile: in Valle d’Itria, a circa 400 metri di quota, la sera la temperatura scende parecchio.
- Scarpe chiuse con una suola che tenga: le chianche, le lastre di pietra dei centri storici, diventano scivolose quando piove.
- Cappello e crema solare: il sole di aprile scotta più di quanto sembri.
- Un foulard per coprire le spalle in chiesa, e una borsa vuota per il ritorno: olio, taralli e vino trovano sempre posto.
Cosa mangiare, e dove
Aprile è la stagione delle verdure di campo. Qualche piatto da cercare:
- Fave e cicorie: purè di fave secche con cicoria selvatica ripassata e un giro d’olio.
- Carciofi, in particolare il brindisino, ancora di stagione.
- Asparagi selvatici e lampascioni, nelle frittate o sott’olio.
- Orecchiette con le cime di rapa, finché le cime si trovano: a inizio mese di solito ci sono ancora.
- Burrata e stracciatella, freschissime.
- A Lecce, il pasticciotto a colazione e il rustico a metà mattina.
Sul dove, il criterio è sempre lo stesso: diffidate dei menu con le foto e in sei lingue, e chiedete in masseria dove vanno a mangiare loro la domenica. A Cisternino la cena si fa ai fornelli, a tavolate. A Bari, se ci passate all’arrivo, nella zona dell’Arco Basso in Bari Vecchia le signore fanno ancora le orecchiette a mano davanti alla porta di casa. Nei bicchieri, da provare il bianco di Locorotondo, un Negroamaro rosato del Salento e, con la carne, un Primitivo.
Come arrivare da Bologna
Il Frecciarossa diretto lungo la linea adriatica porta da Bologna Centrale a Bari in circa sei ore, sei e mezza a seconda del treno e delle fermate, e a Lecce in sette ore e mezza, otto. Non è poco, ma si arriva in centro città senza controlli né bagagli da imbarcare. In alternativa ci sono i voli per Bari e Brindisi, poco più di un’ora. Una volta lì, per la Valle d’Itria e il Salento serve un’auto o un trasporto organizzato: le Ferrovie del Sud Est collegano molti paesi, ma con orari che si conciliano male con un itinerario di pochi giorni.
Tutto questo è la base di Puglia lenta, la nostra partenza in piccolo gruppo di aprile: Frecciarossa da Bologna, notti in masseria in Valle d’Itria, due giorni a Lecce e una giornata fra Otranto e la Palascìa, con le cene scelte una per una. Nel carnet trovate le mappe dei paesi disegnate a mano, le sere giuste per i fornelli di Cisternino e i nostri indirizzi per fave e cicorie. Se preferite viaggiare per conto vostro, lo stesso itinerario si può costruire su misura.
Il viaggio di cui parliamo
Puglia lenta
Valle d'Itria, Lecce e Otranto
da € 1.590
